Cooperativa
Nuova Raibl

Storia della miniera di Raibl

Raibl è l'antico nome del piccolo paesino ora conosciuto come Cave del Predil. Si trova a circa 10 km. a sud di Tarvisio e oggi è quasi un luogo dimenticato all’interno della sua valle circondata dai boschi di faggio e abeti che la circondano. Fino a pochi anni fa, in particolare fino al 1991, Raibl era diversa, negli anni '70 ospitava circa 1200 persone, mentre oggi gli abitanti sono meno di quattrocento. La sua più importante risorsa si è esaurita, non riesce più a procurare le necessità di quel paese, ma è ancora oggi una presenza ben distinta, è ancora il suo respiro, il suo fantasma, l’ombra scura che si legge nel cuore della gente di Raibl attraverso i suoi occhi. E' la miniera. E’ stata la loro vita, la loro gioia e la loro morte. Il bersaglio delle maledizioni, il difficile lavoro che non perdona gli errori, la casa, la vita sociale, il loro destino. Sembra che quella miniera fosse nota fin da 800 anni prima di Cristo, quando il minerale veniva raccolto da strati superficiali, scaldato nel fuoco dei crogioli per estrarre il piombo e lo zinco. Il metodo di estrazione, scoperto già dagli etruschi e utilizzato fin nel medioevo, consisteva nello scaldare la roccia per delle ore con fascine di legna in fiamme poste a ridosso della roccia ricca di minerale, poi intensi getti d’acqua fredda causavano la contrazione della roccia, infine scalpelli, punte e cunei servivano a sgretolarla e ad estrarre il minerale. Le più moderne teorie sulla formazione dei noduli di minerale sulle particolari rocce di Raibl, ipotizzano che il minerale possa essersi depositato lentamente attraverso fenomeni simili a quelli carsici. Le rocce, dapprima corrose e rese spugnose dall'acqua, si sarebbero successivamente riempite di minerale per deposito. Tali fenomeni sono avvenuti con estrema lentezza, nell’arco di circa 230 milioni di anni. Il minerale di Raibl è il piombo che inquina, che si legge sui giornali tramite l'inchiostro che lo contiene, che si respira come residuo della benzina, quello dei vecchi tubi di scarico o dei pallini da caccia, quello dei vecchi soldatini del nonno, ormai rari e preziosi, quello dei cristalli di galena con cui in tempo di guerra altri nonni ascoltavano la radio appunto detta "a galena" dal nome del  minerale che fungeva da diodo elettrico capace di demodulare i deboli segnali di Radio Londra. Lo zinco, quello che ricopre i guard rail delle strade. Lo zinco dell'ottone, il metallo detto anche oro del Giappone, a questo somigliante solo nell'aspetto, ma di tutt'altro valore, costituito infatti solamente da zinco e rame. Ma lo zinco, sotto forma di galena, il minerale presente a Raibl, anche per l’uso alchemico. Riscaldando la galena infatti, si otteneva la cosiddetta "Lana filosofica". Si dice che i primi minatori di Raibl fossero delle persone piccole e robuste, li chiamavano "Nani veneti", provenivano infatti da quella località e scavando piccoli tratti di galleria raccoglievano il minerale procedendo carponi all’interno. I primi documenti storici sulla miniera di Raibl, risalgono al 1320, quando il re Federico Il Bello concede ad un consorzio di minatori la coltivazione del minerale. E’ appunto in quel secolo che la strada di Cave del Predil offre un passaggio alternativo per raggiungere i paesi del nord Europa. E’ detta "nova e insueta" a causa della sua asprezza e pericolosità. Nel 1456 un documento cita un certo Osvaldo Rabel o Rabl, ricco possidente terriero, da cui sembra aver preso il nome la località. I piani più antichi della miniera sono datati alla fine del 1700 ma successivamente alla dominazione francese vengono aggiornati da tecnici francesi. Talvolta in miniera si trovavano anche altri tipi di minerali come la Barite, la Fluorite, la Pirite e la Calcopirite. A Raibl fu riconosciuto per la prima volta un minerale detto Bianchite, di particolare interesse scientifico, ma di fatto di nessuna utilità pratica. Prima della dominazione francese, precisamente dal 1550 al 1800 circa, le miniere di Cave sono gestite in maniera esemplare dalla famiglia austriaca Rechbach, il cui nome diventerà largamente famoso in quella zona, durante tutto il periodo della loro permanenza. E’ allora che viene costituita la Bruderlade: una cassa di previdenza dei minatori. E’ una vera e propria cassa di legno dotata di serrature di sicurezza con tre chiavi, custodite da rappresentanti dei minatori e dai proprietari di allora. E’ grazie al danaro in essa contenuto che si possono pagare le pensioni alle vedove dei minatori. In seguito Vienna decide di riprendere il controllo delle miniere, anche se rimane ancora presente l’iniziativa privata. Alcuni padroncini riescono infatti a mantenere la concessione e qui le storie si dividono. Mentre i salari dei privati rimangono inalterati, quelli della miniera statale si fanno via via più bassi e nell’ottobre del 1835 i minatori decidono di entrare in sciopero e bloccano la miniera, causando una rivolta sedata da un intervento militare e il licenziamento in tronco di 120 minatori avvenuto nel gennaio 1836. Gluck Auf, il messaggio augurale scambiato internazionalmente tra i minatori non ha un significato traducibile facilmente, vuole quasi ricordare un "in bocca al lupo" anche se qui la bocca è quella dura e sacra che scende poi fin dentro la gola della terra e il lupo è la notte, la paura è quel sapore strano che si mescola all’umidità e all’odore della roccia frantumata dai martelli, all’odore dell’aria che arriva da fuori, dal cielo aperto che non riesce a far dimenticare la luce del sole. La scoperta dell’elettricità e dei suoi possibili impieghi industriali modernizzano la situazione della miniera e nel 1898 si inaugura la prima centrale idroelettrica necessaria al miglioramento degli impianti. Il villaggio di Raibl è una fra i primi a conoscere l’illuminazione elettrica all’interno delle case. Case private, o meglio pubbliche, dato che essere minatore comportava certo dei rischi, ma anche alcuni privilegi. Agli inizi del XX secolo voleva dire avere una casa a disposizione gratuitamente, avere un paese dotato di teatro, palestra, scuole e molti altri servizi in altre zone difficilmente ottenibili. I primi del 900 vedono ancora utilizzare le vacche da tiro per il trasporto del minerale fino a Tarvisio. Uno dei principali problemi della miniera è infatti l’impossibilità di realizzare degli impianti di trattamento del minerale in loco. Il minerale estratto dalla miniera veniva infatti arricchito mediante dei procedimenti tesi a eliminare la maggior parte di roccia inerte e successivamente il materiale così ottenuto, veniva trasportato in località anche molto lontane nelle quali si estraeva il metallo puro. Nel 1905 viene aperta una galleria che raggiunge il territorio sloveno detta di Bretto. Servirà allo scolo delle acque estratte dalle zone profonde della miniera, ma anche durante i conflitti mondiali per il trasporto di armi e uomini. Le gallerie già lunghe un’ottantina di chilometri passano sotto il territorio del villaggio anche se a notevoli profondità. Nel 1910 una parete di roccia si infrange e tramite questa entrano in galleria migliaia di tonnellate di ghiaia frammista ad acqua provenienti dal Rio del Lago. Alcuni tratti di galleria franano con un micidiale risucchio che comporta la più tragica conseguenza della storia della miniera. L’8 gennaio verso le 13, l’ospedale viene inghiottito dalla montagna. Rimangono coinvolte nella tragedia sette persone che abitano nell’ospedale: il medico, sua moglie, il figlio, una cuoca, una cameriera, un capoposto dei gendarmi in pensione e sua moglie infermiera. La miniera, di proprietà austriaca a seguito del Trattato di San Germano del 1919 passa finalmente all’Italia e diviene proprietà dello Stato italiano. Le due branche della miniera ancora esistenti (privata e demaniale) sono allora riunite in un’unica concessione e data in esercizio nel 1923 per un periodo di trent’anni alla Società Anonima Miniere Cave del Predil, divenuta poi: RAIBL - Società Mineraria del Predil spa. Presidente e amministratore sarà per molti anni l’ing. Bernardino Nogara, figura di primo piano nel campo finanziario nazionale. L’ing. Bernardino Nogara promuove indagini e investimenti economici, fa in modo che nuove macchine vengano introdotte in miniera. Si tratta di speciali sonde ad aria compressa, in grado di eseguire carotaggi per scoprire le zone più ricche di minerale. A riprova del talento dell’ing. Nogara vi è il fatto che viene nominato gestore del fondo versato al Vaticano a seguito dei Patti Lateranensi del 1929 e investito del titolo di primo "Banchiere di Dio" dal Papa Pio XI. Si succedono finalmente gradi trasformazioni, viene infatti costruita una teleferica in grado di trasportare il minerale da Cave del Predil fino a Tarvisio soppiantando così i lenti autocarri dell’epoca. Nel 1926 entra in funzione una nuova centrale produttrice di energia elettrica che sfrutta ancora una volta le acque del lago di Raibl, oggetto tra l’altro della Leggenda del lago di Raibl. La crisi mondiale nel settore minerario fa si che la miniera diventi antieconomica e causa la chiusura della stessa. Il 1° maggio 1931 la miniera di Raibl si ferma sia a causa dei rilevanti costi di gestione che per motivi di sicurezza. Una caratteristica di Raibl infatti sono i cosiddetti Colpi di Tensione, piccoli movimenti tellurici dovuti all’instabilità geologica della zona che provocano spesso crolli in galleria e che comportano l’utilizzo di strutture molto più costose rispetto ad altre località. La chiusura si protrae fino al 1933. anno in cui nuovi accordi comportano un prolungamento della concessione fino al 1963. Nel 1932 subentra al padre il giovane ing. Giovanni Nogara, nato in Inghilterra e originario del Lago di Como, laureato in ingegneria meccanica al Regio Politecnico di Milano e in ingegneria mineraria alla Royal School of Mines di Londra. Già alpino sui campi di battaglia quale "ragazzo del ‘99" può mettere a frutto la sua esperienza conquistata in Australia, Francia e Inghilterra. La produzione, grazie alla lungimiranza del giovane ing. Nogara continua in modo proficuo. L’inizio della seconda guerra mondiale pone la miniera in gravi difficoltà. I rifornimenti si fanno più difficili e a seguito dell’esodo in massa degli optanti tedeschi con il loro bestiame fa crollare l’apporto di latte in paese. Si rende quindi necessario organizzare un’azienda agricola di guerra. A ciò provvede fortunosamente la Società stessa utilizzando un terreno di 90 ettari sui quali pascolano venti mucche da latte svizzere. La guerra continua e l’8 settembre 1943 ha inizio il periodo peggiore. Migliaia di militari si trovano nella zona di Raibl alla ricerca di un rifugio, di un posto dove riuscire a nascondersi dai soldati tedeschi. L’incubo è quello dei campi di concentramento e sterminio, già tristemente famosi. L’ing. Nogara è già noto presso le autorità tedesche che lo guardano con attenzione in quanto riveste i panni di sorvegliato speciale, ma la cosa non gli impedisce di recare aiuto alle forze italiane. Centinaia di militari vengono assunti nella miniera e fatti passare come semplici operai. E’ il primo atto di solidarietà nazionale dopo l’armistizio. La guerra però continua. Gruppi slavi nel dicembre 1943 compiono sabotaggi facendo saltare i motori della centrale idroelettrica, nel marzo successivo l’attentato si ripete nella centrale di Bretto e nel giugno del 1944 vengono bloccate le pompe dei livelli inferiori della miniera. Neppure la miniera è libera. Non è terra, non è prato, non è strada, non è fiume, ma nel suo profondo non può che essere italiana o slava o tedesca. Il trattato di Parigi del 1947 segna i nuovi confini dello stato italiano e ricomprende in essi la miniera di Cave. Non tutta però. La galleria di Bretto si divide tra l’Italia e la Yugoslavia. A 240 metri di profondità viene installata una piastra di marmo che segna il valico di frontiera. Il piombo estratto dalla miniera frattanto rientra là sotto in forma di batterie. Le lampade a carburo vengono sostituite da lampade elettriche innestate sull’elmetto, altre migliorie rendono l’estrazione più facile. I rumori delle pale meccaniche cominciano a farsi sentire anche nel sottosuolo. Aumenta la produzione via via che le innovazioni seguono l’avanzare della tecnologia. Si costruiscono treni elettrici per il trasporto del materiale nelle gallerie che raggiungono l’estensione di 120 km. La profondità della miniera scende gradualmente fino a 520 al di sotto della quota del paese e sale fino a 450 metri sopra di esso. Nel 1953 comincia il periodo di crisi della miniera. La cava era gestita allora dalla Raibl Società Mineraria del Predil mentre la Società Mineraria Metallurgica di Pertusola entra nella gestione della miniera dal 1956, anno in cui ufficialmente l’ing. Nogara abbandona la propria posizione dirigenziale. La Pertusola impone ritmi di lavoro sempre più pesanti a favore della maggiore quantità di minerale estratto. Nel 1956 vengono licenziati 120 dipendenti, sempre allo scopo di diminuire i costi, mentre la produzione aumenta vertiginosamente. La tensione aumenta e fino al 1963 si susseguono scioperi e blocchi della produzione. Alla situazione già disagiata contribuisce anche la diminuzione dei prezzi del prodotto e la forte flessione del mercato. Nel 1963 l’Azienda Mineraria Metallurgica Italiana Spa, a gestione statale subentra nella gestione della miniera alla Pertusola. La gioia dei minatori è però calmierata dalla gestione troppo superficiale dei dirigenti, che si susseguono rapidamente nel tempo senza riuscire mai a raggiungere una comprensione veramente globale dell’azienda. Nel 1965 la Regione Friuli Venezia Giulia diviene di fatto proprietaria della miniera e concede la proroga della gestione della miniera al’AMMI fino al 1987. Frattanto i costi di gestione aumentano ancora, la concentrazione di minerale diminuisce e nel 1976 si rischia la chiusura della miniera con il licenziamento di tutti i minatori. Nel 1978 subentra una nuova società: la SAMIM, che seguirà la miniera fino al 1986, anno in cui entra in crisi anche quest’ultima. Alle ipotesi di chiusura le forze politiche locali ottengono una proroga fino al 1991. Cinque anni gestiti da una nuova società la SIM durante i quali si sarebbe dovuto sviluppare un progetto di riconversione della miniera. Nel 06 febbraio 1991 si svolge l’ultimo atto della miniera. Il turno mattutino vede scendere in miniera 55 minatori che vi rimangono asserragliati per 17 giorni consecutivi. Tutto quel tempo là sotto non è una cosa semplice. La temperatura è spesso inferiore a 7 gradi, l’umidità raggiunge il 98%, la tensione è notevole. Ai giochi a carte e alle discussioni si alternano anche liti nervose scatenate dalla paura e dal tormento di quelle giornate. Le donne in superficie frattanto non restano con le mani in mano: organizzano momenti di protesta con i cartelli in mano per far conoscere il dramma dei loro mariti, riuscendo anche a bloccare le piste di sci tarvisiane. Alla fine l’occupazione termina con la gioia dei minatori che ottengono la stipula di un accordo che comprende il recupero ambientale di Cave del Predil, la realizzazione di un museo che sfrutterebbe parte delle gallerie della miniera e la realizzazione di un’industria metallurgica gestita dal Gruppo Cividale (una cordata di industrie del cividalese), che impiegherebbe buona parte del personale utilizzato in miniera. Le promesse però rimangono solo sulla carta. Oggi Cave del Predil è un paese quasi dimenticato. Vi sono insediate circa 400 persone, la maggior parte anziani. Degli antichi splendori donati dalla miniera è rimasta solo la leggenda. La sensazione di abbandono che aleggia sul paese e sulla roccia sembra rimbalzare tra le montagne e il lago senza trovare pace. Nella miniera il respiro più tenace è quello delle pompe che continuano a estrarre l’acqua dalle parti più profonde. Qualche addetto continua ancora oggi a seguirne i rumori, attento a che non cambino mai.

Paese di Raibl, pendici del monte Re e impianti minerari

 

Ingresso di una galleria

 

Strati di roccia calcarea denominati Raibliani

 

Filone minerario e tracce dell'attività estrattiva

Resti della strada romana

 

Cassa previdenziale detta Bruderlade

 

Interno della galleria

 

 

Ospedale risucchiato nella miniera nel 1910

 

Impianto di estrazione del minerale

 

Impianto di estrazione del minerale

 

Generatore Diesel-Elettrico di emergenza

 

Teleferica Raibl - Tarvisio

 

Tratto di una galleria

 

Monumento al minatore

 

Successione geologica stratigrafica della zona di Raibl

 

All'uscita della miniera...

Cave del Predil

Le immagini dei minatori
e della miniera

La leggenda del lago

Il museo mineralogico di
Cave del Predil

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